Per iniziativa dell’Ufficio per la Pastorale della Famiglia si è svolto a Tindari il pellegrinaggio dei fidanzati e delle giovani coppie della diocesi di Patti, avente per tema “La casa sulla Roccia. Sulla tua Parola costruiamo la nostra vita”. E’ stato un ricco momento di preghiera, riflessione, ascolto, “promessa”. Dalla villetta dell’Immacolata è “partito” il pellegrinaggio fino al Santuario Vecchio; dopo un breve momento di preghiera, ci si è spostati nel salone “Monsignor Ficarra”, dove i partecipanti hanno ricevuto il saluto del Vescovo monsignor Guglielmo Giombanco, impossibilitato ad essere presente per tutto il pellegrinaggio in quanto impegnato nella Visita Pastorale a Patti. Il Pastore della Chiesa Pattese ha sottolineato come il fidanzamento “sia il tempo bello della condizione per un amore vero”, esortando a viverlo proprio come “un tempo di bellezza e di gioia, nella consapevolezza che Dio ha un progetto su ciascuna coppia; chi dona il cuore dona tutto se stesso e l’amore condiviso diventa testimonianza”. Non mancheranno i momenti difficili “e allora – ha aggiunto monsignor Giombanco – sarà fondamentale tornare alle sorgenti per dare nuove motivazioni all’amore e alla stessa vita, tenendo presente che il matrimonio non è la somma di uno più uno, ma è una fusione, per cui si diventa davvero uno”.
Rosa e Giorgio Ruta, direttori dell’Ufficio per la Pastorale Familiare di Noto, hanno portato la propria esperienza coniugale: “La roccia – ha evidenziato Rosa – può piacere perché è solida, da sicurezza, si può modellare. L’acqua la può incidere, il vento la può lisciare, ma non si fa modellare da una mano violenta, perché si potrebbe rompere e non essere più adatta a ciò che vogliamo fare”. Ha, quindi, rimarcato come il vero amore comprenda “accoglienza, comprensione, imprevedibilità, gratuità, progresso versi la bellezza”.
Giorgio ha posto l’attenzione sull’episodio biblico del “roveto ardente”: “Dio è come un fuoco che ci abbraccia, ci avvolge per proteggerci ma non ci consuma, ci rispetta nella nostra totalità. Come Mosè anche noi siamo invitati a toglierci i sandali, quelli dell’egoismo, del possesso, dell’autodeterminazione e con Dio va creata una relazione, personale e di coppia”. “il matrimonio – ha proseguito – non può appoggiarsi sulle nostre forze; è grazia che si riceve perché ogni coppia ha la sua origine in Dio, si costruisce secondo il suo progetto e diventa icona della realtà nuziale di Dio, diventa – come diceva don Tonino Bello . agenzia periferica della Trinità”.
Don Calogero Tascone, direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale Familiare (assieme ai coniugi Angelo e Patrizia Morabito) ha poi presieduto la celebrazione eucaristica nella Basilica Santuario. Prendendo spunto dal brano evangelico della domenica,si è soffermato sulla “necessità di seguire Gesù per essere luce, affinchè la sequela non sia solo a parole, ma produca frutti nella vita di ogni giorno. C’è un mondo che può sembrare insipido e noi discepoli di Cristo lo dobbiamo insaporire; c’è un mondo spesso al buio in cui dobbiamo essere fiammelle che illuminano”. “Anche il “ti voglio bene” tra i fidanzati e tra gli sposi – ha aggiunto – ha bisogno di cura, dello stare, dello sguardo. Occorre essere sale e luce a cominciare dalla famiglia, l’uno per l’altra, soprattutto quando si vivono situazioni senza sapore e buie”.
Al termine della messa, i fidanzati hanno letto “la promessa” di affidare a Gesù la loro scelta, accompagnati e sostenuti dalla Chiesa. Infine, don Tascone ha benedetto ogni coppia.





























