L’omelia del Vescovo per l’ordinazione diaconale di d. Antonio Lo Presti

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Carissimi Fratelli e Sorelle,

               Con immensa gioia accogliamo nella nostra Chiesa il dono di un nuovo diacono Antonio Lo Presti che conferma con la sua risposta a Dio la volontà di seguire il Signore nella via del sacerdozio. Un dono caro Antonio che accogli Tu in prima persona, ma è per tutta la Chiesa perché il Signore Gesù consacra i suoi ministri per il bene della Chiesa. Oggi, attraverso l’imposizione delle mie mani, Dio ricco di bontà effonderà su di Te lo Spirito e la grazia sacramentale che Ti configureranno a Cristo Gesù servo. Il Signore non mancherà di arricchirti con i suoi doni e Ti chiede di metterli a frutto, come i talenti del Vangelo di oggi, per il bene dei fratelli perché attraverso i doni ricevuti riconoscerai il Donatore che Ti chiede di offrire la Tua vita con fiducia e coraggio. Lo Spirito Santo scenderà su Te: e ciò che viviamo in questo momento è dunque azione divina, non umana.

               La Parola proclamata ci aiuta a vivere intensamente questo evento di grazia e a comprendere quali atteggiamenti sono necessari per svolgere un servizio autentico. Nel Vangelo Gesù narra la parabola di un uomo che affida ai suoi servi dei talenti, cioè qualcosa a cui tiene molto e li consegna secondo la capacità di ciascuno: ad uno cinque talenti, ad un altro due e ad un altro ancora uno. I primi due servi si danno da fare per far fruttificare i talenti ricevuti, il terzo guidato dalla paura e dell’idea sbagliata che ha di Dio, sotterra il talento e non lo fa fruttificare. I primi due rivelano atteggiamenti di fedeltà, di responsabilità e di laboriosità per un compito che viene affidato a loro e anche di generosità nell’impegno. «Andarono subito a trafficarli e ne guadagnarono altrettanto». Il terzo invece esprime un atteggiamento di passività, di quieto vivere e di disimpegno, non vuole rischiare, diviene ostaggio di una vita insignificante che non vuole essere vissuta. «Nasconde il denaro per paura di perderlo».

               L’idea che unifica i tre casi di servi è che ciascuno riceve i talenti in maniera diversa e secondo la propria capacità. Si tratta dunque di un dono personalizzato che rivela la fiducia del donatore nei confronti del servo; e questo ci fa capire che Dio affida un compito o una missione da svolgere in un rapporto di reciproca fedeltà: Lui ha fiducia di noi e a noi ci chiede di rispondere alla sua fiducia con  amore umile e sincero perché il dono viene elargito non per meriti personali, ma per l’infinita bontà del Dio buono e fedele. Esso va accolto con la fedeltà del cuore, con l’impegno generoso e responsabile. È tutto l’opposto della paura e del timore servile; il discepolo risponde e vive la chiamata del Signore in un rapporto di amore dal quale possano scaturire il coraggio, la generosità del servizio, la libertà del distacco, lo spirito di iniziativa per edificazione del Regno.

               Per questo abbiamo bisogno di chiedere al Signore il dono della sapienza personificata nella prima lettura come la donna saggia e laboriosa; atteggiamenti che la rendono vigile e responsabile come i servi del Vangelo che attendono il padrone al suo ritorno e assumono il rischio della decisione facendo scelte coraggiose che aprono prospettive sempre nuove.

               Carissimo Antonio anche a Te il Signore Ti ha donato talenti e Ti chiede di farli fruttificare per il bene dei fratelli e della Chiesa.  Con la grazia sacramentale che oggi scenderà particolarmente su di Te sarai arricchito di un ulteriore dono che susciterà in Te il coraggio di rischiare per amore perché attraverso il servizio nella carità farai fruttificare i doni che Dio Ti ha dato.

               In questa esaltante missione non basta solo l’impegno, ma sono necessari la preghiera, la fedeltà vocazionale, la vita evangelica, infatti fra poco Ti rivolgerò queste parole perché rimangano scolpite nel Tuo cuore: «Ricevi il Vangelo di Cristo dal quale sei divenuto annunziatore, credi sempre ciò che proclami, insegna ciò hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni». La fedeltà al Vangelo Ti renderà servo umile nella carità. L’amore e il servizio sbocciano nel centro della persona, nella sua interiorità, nel suo cuore e la coinvolge tutta. Vivere la carità significa quindi: amare per primi, amare tutti, amare sino alla fine, amare servendo. Il servizio deve caratterizzare il Tuo ministero di diacono e poi di presbitero. Ricorderai sempre che per un disegno misterioso della Provvidenza hai ricevuto l’Ordinazione diaconale nella Giornata Mondiale dei Poveri; sono loro che ti chiedono di mettere a frutto nel tuo ministero di servizio i doni che Dio Ti ha dato.

               Carissimo Antonio questa mattina ci stringiamo attorno a Te con affetto fraterno, Ti accogliamo con gioia nella famiglia presbiterale e con la vicinanza vogliamo esprimere la gratitudine e il sostegno per la Tua risposta al Signore. Chiediamo per Te la fedeltà degli autentici discepoli di Gesù, gioiosi di servirlo nella nostra Chiesa di Patti con tutta la dedizione, la disponibilità, l’amore che lo Spirito Santo non mancherà di suscitare in Te.

La Vergine Madre Ti accompagni con la sua intercessione materna perché Tu possa ogni giorno testimoniare con la Tua vita l’amore a Cristo nel servizio ai fratelli. Amen!