Testo dell’omelia di Mons. Guglielmo Giombanco (Tindari, 26 settembre 2020)

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CELEBRAZIONE AMMISSIONE TRA I CANDIDATI AGLI ORDINI SACRI

       1. Fratelli e sorelle, desidero rivolgere un fraterno saluto a tutti voi: confratelli presbiteri, consacrate, seminaristi e loro familiari e rappresentanti delle comunità parrocchiali dei seminaristi che oggi verranno ammessi tra i Candidati all’Ordine sacro: Salvatore, Nuccio, Benedetto, Giacomo e Giuseppe. Saluto con affetto tutti coloro che ci seguite attraverso i mezzi di comunicazione e vi sentiamo in comunione con noi.

       Viviamo con gioia questo momento di fede nel quale attraverso l’eucaristia rendiamo grazie a Dio per i Suoi doni elargiti alla nostra Chiesa segni del Suo infinito amore. Cinque giovani del nostro seminario diocesano saranno ammessi tra i candidati all’Ordine  sacro. È il primo passo che compiono ufficialmente dinanzi alla Chiesa per manifestare la loro volontà di seguire il Signore Gesù nella via del sacerdozio. Cari seminaristi con questo rito che oggi celebrate manifestate a me vostro Vescovo il desiderio di essere scelti e seguiti, nel cammino di preparazione al sacerdozio dopo che avete avvertito la chiamata del Signore. Seguire e guidare coloro che si preparano al sacerdozio è compito affidato a tutta la Chiesa che accoglie il vostro proposito e con la sua cura materna vi accompagna perché possiate rispondere generosamente alla chiamata del Signore. Ogni risposta, infatti, è espressione da una scelta di libertà, animata dall’amore e vissuta con umiltà.

       2. Nella Parola che è stata proclamata riscontriamo alcune parole che ci aiutano a vivere intensamente questa celebrazione: umiltà, libertà, chiamata e risposta.

Paolo apostolo nella seconda lettura ci invita a vivere la relazione con Dio e con i fratelli con tutta umiltà. L’umiltà aiuta a leggere la vita con lo sguardo Dio nella verità che rende liberi interiormente e la libertà dispone a lasciarsi conquistare dall’amore.

       «Se non riconosciamo la nostra realtà concreta e limitata, ‒ scrive papa Francesco ‒ neppure potremmo vedere i passi reali e possibili che il Signore ci chiede in ogni momento, dopo averci attratti e resi idonei con il suo dono» (Gaudete et Exsultate, 50).

       L’umiltà attira la compiacenza di Dio e dispone i nostri cuori alla misericordia evangelica che presuppone un animo pacificato, un esistenza libera e un cuore totalmente distaccato. Tutto ciò richiede una fede viva perché senza di essa emergono i parametri personali e si segue la logica del mondo che induce ad apparire e a rivendicare pretese. «Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ripete Paolo, nessuno cerchi l’interesse proprio, ma quello degli altri».

Cari seminaristi custodite sempre nel vostro cuore l’umiltà perché essa vi aiuta a fare vostri i sentimenti di Cristo a svuotarvi, attraverso un cammino di libertà, di tutto ciò che impedisce al dono della vocazione di crescere e maturare nella vostra vita. Solo un cammino vissuto nella libertà e nell’umiltà vi renderà capaci di essere veramente uomini pieni di Cristo e del Vangelo. L’umile che ha ricevuto la chiamata e la vive con la libertà è più pronto a percepire la grandezza della vocazione, a coglierla e ad accoglierla come mistero insondabile, come grazia singolare, come dono immeritato; sapendo di “portare questo tesoro in un vaso di creta” (2 Cor 4, 7).

       3. Nel brano del Vangelo, Matteo narra la parabola dell’invito del padre rivolto ai due figli di andare a lavorare nella vigna, entrambi assumono risposte e atteggiamenti diversi: il primo dice no e poi va, il secondo di si e poi non va. Anche in questo racconto notiamo che vi è una chiamata e una risposta che diventa gradita al padre perché vissuta in atteggiamento di verità, non semplicemente con le parole, come il secondo figlio che disse si e poi non andò a lavorare nella vigna, ma attraverso gesti concreti di vita che testimoniamo la gioia di servire il Signore.

Davanti a tutte le situazioni che si presentano lungo il cammino della vita dobbiamo sentirci come figli che accolgono l’invito del padre e compiere la sua volontà e tutto ciò possiamo realizzarlo solo se il nostro cuore è libero e guidato dall’amore verso Dio e i fratelli.

4. Carissimi Salvatore, Nuccio, Benedetto, Giacomo e Giuseppe oggi siete qui dinanzi alla Chiesa per chiedere ad essa di essere accolti tra coloro che desiderano ricevere l’Ordine  sacro che vi conformerà a Cristo sacerdote. In questo cammino cercate sempre di rispondere si all’amore del Signore non solo con le parole, ma sopratutto con la vita comportandovi come piace a Lui, aprendogli il vostro cuore nel dialogo orante con Lui (la preghiera, fa crescere e rende feconda la vocazione, non dimenticatelo mai!). Lasciate che il Signore operi con la sua grazia le meraviglie del suo amore che vi  trasforma e vi rende continuamente consapevoli del dono ricevuto.

       Vi affidiamo all’intercessione della Vergine Santa la Bella Maria del Tindari e Vi auguriamo di vivere il cammino verso il sacerdozio sempre guidati dall’amore e dall’umiltà perché possiate perseverare nel vostro proposito di seguire il Signore custodendo nel cuore la gioia della chiamata. Amen!