Domenica 27 settembre 2020

174
26a domenica Tempo ordinario Anno A 26 domenica Tempo ordinario Anno A

Che ve ne pare? Inizia con questa domanda il dialogo di Gesù con i “capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo”. Si tratta di un confronto per certi versi “ad alta tensione” tanto è vero che Gesù arriva a dire: “In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”. Un’espressione questa che ha sicuramente inasprito ulteriormente l’animo dei “capi dei sacerdoti e degli anziani del popolo”. Ma è evidente nello stesso tempo che Gesù non si lascia per nulla intimidire da coloro che avevano un notevole influsso sia politico che religioso. In questo modo Gesù dimostra di non conoscere il modo di parlare “politicamente corretto” tanto seguito in molti ambienti ai nostri giorni. La domanda “Che ve ne pare?” serve a Gesù ad introdurre l’originale parabola che presenta due figli che alla richiesta del loro padre di andare a lavorare nella vigna rispondono in un modo e agiscono esattamente al contrario di come rispondono. Infatti, chi dice sì non va e chi, invece, si rifiuta dicendo di non averne voglia, successivamente “si pentì e vi andò”. Segue la domanda centrale che Gesù rivolge ai suoi interlocutori: “Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”. E la risposta non si fa attendere: Risposero – dice il testo: «Il primo». I pubblicani e le prostitute sono quei figli che con il loro stile di vita e le loro scelte hanno praticamente rifiutato l’invito di Dio, simboleggiato dal Padre dei due figli, il padrone della vigna, ma ad un certo punto hanno avuto il coraggio di ripensare la loro vita e si sono praticamente ravveduti a differenza di coloro che si considerano ‘giusti’ – come pensavano per esempio i “capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo” – ritenendosi pertanto dispensati da qualsiasi conversione e per questo si ostinano a ripetere “sì” senza però agire mai coerentemente. La parabola dei due figli ci mette in guardia dal rischio del dire e non fare, un rischio talmente frequente che sarebbe davvero assai pericoloso pensare che non possa riguardare anche noi. E allora non ci resta che chiedere direttamente al Signore di volerci concedere il suo indispensabile aiuto per riuscire a fare sempre ciò che diciamo e a farlo con gioiosa coerenza. Tutti, infatti, siamo nella reale condizione di doverci ‘ravvedere’ in qualche cosa per aderire con maggiore dedizione e intima convinzione a ciò che Dio vuole da ognuno di noi e per evitare così che, dietro la bella facciata di un’apparente docilità, si nasconda invece una vita fatta di tanti proclami e solenni dichiarazioni cui purtroppo non corrisponde un conseguente vissuto. Ci aiuti a continuare la nostra riflessione il sapiente monito di Sant’Ignazio di Antiochia che, stigmatizzando le nefaste conseguenze di ogni forma di incoerenza, afferma: “meglio essere cristiani senza dirlo anziché dirlo senza esserlo”.

p. Enzo Smriglio