Omelia del Vescovo Guglielmo per le ordinazioni sacerdotali

374

OMELIA ORDINAZIONE PRESBITERALE DIACONI

CONO GORGONE E CARMELO PAPARONE

Basilica Santuario “Maria SS. del Tindari”

12 settembre 2020

Carissimi Fratelli e Sorelle,

1. La nostra Chiesa oggi è in festa perché accoglie con gioia il dono di due nuovi presbiteri: Cono e Carmelo che hanno detto il loro “sì” a Dio per dedicare totalmente la loro vita al servizio della Chiesa e dei fratelli. Saluto con affetto i confratelli presbiteri, le consacrate, i seminaristi, le comunità parrocchiali delle parrocchie di origine e di esperienza degli ordinandi, i familiari e sono certo che dal cielo partecipano alla nostra gioia il papà di Carmelo Giovanni e la mamma di Cono Maria Teresa,  le gentili autorità presenti e tutti coloro che non possono partecipare a questa celebrazione a motivo delle restrizioni sanitarie e ci stanno seguendo attraverso i mezzi di comunicazione.  A quanti ci seguite da casa vi sentiamo in comunione con noi e vi rivolgiamo il nostro abbraccio fraterno.

2. Ci accoglie in questa Basilica Santuario la “Bella Maria” nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria liturgica del Suo «Santissimo Nome». Il nome nella cultura ebraica indica non solo l’identità della persona, ma anche la missione. Maria nel racconto dell’Annunciazione è la donna chiamata per nome e questo ci fa comprendere che Dio non ama l’umanità in genere: perché amare è chiamare. Dio chiama perché ama e mentre ama conosce e affida la missione. Maria è la “carta bianca” su cui Dio scrive una nuova storia di amore e di salvezza per tutta l’umanità.

Carissimi Cono e Carmelo anche a voi il Signore vi ha chiamati per nome e a questa chiamata avete risposto con amore e generosità ed oggi Egli vi consacra con il dono dello Spirito e vi colma con la sua grazia perché anche in voi si compia il Suo progetto di amore.

La Parola proclamata ci consegna alcune riflessioni sul ministero del presbitero e sulla sua fecondità: l’unione a Cristo, il servizio nell’umiltà, la missione.

3. Nella prima lettura il profeta Isaia presenta Gesù Cristo, l’unto del Signore, inviato dal Padre. Egli non è solo il Messia pieno di Spirito Santo, che raccoglie in sè in modo stabile i molteplici doni che lo stesso Spirito aveva distribuito ai singoli individui nella storia della salvezza, ma è il Messia Signore dello Spirito che può comunicare e donare questo Spirito. Consacrato dallo Spirito il Servo, proclama Isaia, reca la lieta notizia di un anno di grazia da parte del Signore, un anno di favore divino che si attua mediante la liberazione da ogni male e la consolazione degli afflitti, il cui cuore spezzato è ora allietato dal canto della lode.

Le parole di Isaia troveranno conferma secoli dopo nella Sinagoga di Nazaret; Gesù proclama e annuncia il compimento delle parole del profeta con la sua vita e la sua missione in atto: «Oggi si è adempiuta questa scrittura e gli occhi di tutti erano fissi su di lui». L’oggi non è soltanto una nota cronologica riguardante Gesù, ma è la novità della Sua persona e dell’azione salvifica che inizia con Lui e si prolunga nel tempo della Chiesa attraverso coloro che Dio chiama per continuare la missione del Figlio nella storia.

Gesù dichiara di essere inviato per realizzare due compiti: evangelizzare i poveri suscitando in loro la speranza e proclamare l’anno di grazia del Signore. 

4. Quando il Signore affida un compiuto al tempo stesso avviene, in maniera misteriosa ma ugualmente reale, un cambiamento esistenziale che si realizza grazie a tre condizioni che anche voi Cono e Carmelo dovrete incarnare nella vostra vita:

a) L’amore per Gesù sopra ogni cosa tenendo gli occhi fissi su di Lui. La prima condizione per un fedele esercizio del ministero nella Chiesa è che gli occhi della vostra vita siano sempre fissi su di Lui. Al di fuori della persona di Cristo, della Sua parola, della prospettiva aperta davanti a noi della Sua chiamata, si rischia l’insignificanza del ministero. Nella preghiera accrescete l’amore per Cristo che precede il ministero, ne rivela la sua bellezza, la sua importanza e la sua fecondità.

b) La certezza che Gesù Vi ama e Vi sostiene sempre.  Nel ministero ci saranno alti e bassi, luci ed ombre. Essa vi aiuta a restare saldi e vi conferma nella vostra identità di uomini afferrati da Cristo.

c)L’amore per la gente come partecipazione all’amore di Gesù per il suo gregge. Siete chiamati ad amare il ministero come Gesù lo ama e perché lo ama. Solo vivendo il ministero nella dimensione ablativa, potrete innamorarVi del Vostro sacerdozio.

5. Il brano del vangelo narra la missione dei settantadue discepoli inviati ad annunciare il Regno di Dio con l’invito di Gesù a proclamare la pace: «quando  andate ad annunciare al mondo il messaggio della buona novella, il primo annuncio che voi dovete fare è quello della pace: in qualunque casa entriate, prima dite pace a questa casa! Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scendere su di lui, altrimenti ritornerà su di voi». Per annunciare il messaggio del vangelo bisogna prima di tutti porsi nel pensiero di Gesù, o meglio che i discepoli, coloro che seguono il Maestro siano “uomini pacificati” perché può accadere che lungo le strade o negli incontri con la gente trovare chiusure, resistenze, opposizioni. Gesù vuole assicurare che il cuore dei discepoli resterà nella pace, malgrado il rifiuto degli uomini. Non sempre il messaggio evangelico viene accolto con disponibilità, non sempre si segue Cristo con fede coerente e quindi la missione di chi annuncia diventa ardua e difficile; per questo Gesù dice anche ai suoi discepoli: «Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi». La pace deve lievitare nel cuore dell’uomo perché essa è frutto dell’amore di Dio accolto nell’esistenza.

Come Gesù, anche voi carissimi Cono e Carmelo, venite unti dallo Spirito per essere inviati. Colui che vi chiama, anche vi invia. Fate vostra l’esortazione dell’apostolo Paolo: «comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità» cioè con cuore grande con la consapevolezza che ogni chiamata quando viene da Dio, coinvolge l’intera esistenza, rendendola dono e promessa (Rm 4, 7).

Per questo è fondamentale comprendere che l’essere mandati, e non l’andare di propria iniziativa e secondo i propri progetti, caratterizza fortemente l’identità e la storia di un presbitero. Noi sacerdoti dobbiamo amare veramente la nostra condizione di inviati perché solo così siamo ministri di un Altro, abbiamo la mentalità del servizio e riusciamo a riporre la nostra fiducia non in noi, ma in Colui che ci ha mandato nonostante le nostre povertà.

Quando Gesù inviò i suoi discepoli, leggiamo nel Vangelo di Luca (10, 1 – 9) li invitò a non portare nulla né borsa, né sacca, né sandali, ma al tempo stesso non mancavano di tutto perché avevano ciò che era più necessario e decisivo per il loro servizio: il dono della Sua fedeltà, la ricchezza del Suo amore, la forza del Suo servizio.

La coscienza del dono grande fattoci dal Signore, attraverso la vocazione, deve accompagnarci ogni giorno e aiutarci a confermare la verità che noi siamo di Cristo, mandati da Lui che vogliamo essere e operare in Lui e per Lui, convinti che fuori di Lui ci ritroveremo a perseguire ispirazioni fatue che ci allontanano da Lui e creano evidenti demotivazioni.

6. Carissimi Cono e Carmelo come sacerdoti  amate veramente la vostra  condizione di inviati custodendo nel cuore la gioia di essere scelti e per andare dove il Signore vi manda sapendo riconoscere che ovunque ci sono fratelli da amare e servire, che il Signore deve essere annunciato in ogni luogo e in vari modi nella vita e nella storia degli uomini e delle donne che incontrerete nel vostro cammino.  Lo Spirito che ora viene effuso su di voi, vi aiuti a fare sempre più di Cristo il centro della vostra vita; della Chiesa lo spazio, in cui mentre accompagnate siete accompagnati, mentre insegnate apprendete, mentre evangelizzate siete voi stessi evangelizzati.

7. Questa sera tutti noi ci stringiamo attorno a voi con affetto fraterno, vi accogliamo con gioia nella famiglia presbiterale e con la vicinanza orante vogliamo esprimere la gratitudine e il sostegno per la vostra risposta al Signore.

La «Bella Maria del Tindari» donna della dedizione totale a Dio e madre di ogni vero apostolo, vi accompagni nel cammino che vi sta davanti. Amen!

+ Guglielmo Giombanco, vescovo