Domenica 5 luglio 2020

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Nel brano evangelico della XIV domenica del Tempo Ordinario incontriamo Gesù esultante nella lode al Padre perché ha la gioia di accorgersi che il suo messaggio, contestato e rifiutato dai “sapienti” e dai “dotti” trova, invece, spazio nel cuore dei “piccoli”. Gesù evita di lamentarsi di chi lo rifiuta e preferisce piuttosto esultare per l’accoglienza che trova nei più semplici ed umili, in chi – diremmo oggi – non conta e non è considerato da nessuno. A ben riflettere è questa la logica del Magnificat in cui la Madonna canta lo stile di Dio che abbassa i superbi e innalza gli umili. In questo stesso brano Gesù ci offre un’indicazione molto concreta dicendoci espressamente: “imparate da me…”. Seguire Gesù significa concretamente vivere come “discepoli” sempre disposti a saper imparare dal vero Maestro “che è mite e umile di cuore”. E di conseguenza, perseverare nell’esperienza della sequela è la nostra più grande fortuna. Infatti, è una vitale necessità vivere costantemente con lo stile di chi sa che non si finisce mai di apprendere, di approfondire meglio, di configurarsi sempre di più all’insegnamento di Gesù. Si potrebbe anche dire che dobbiamo saper imparare dalla vita a saper imparare per tutta la vita. Non si tratta però del semplice sapere di natura nozionistica. E’ un sapere che coinvolge la quotidianità del vissuto di ciascuno, dandole un concreto orienta­mento e, quindi, la direzione giusta. Vivendo in questo modo si può fare inoltre l’esperienza, altrettanto concreta, di trovare autentico “ristoro” per la propria vita. Imparare da Gesù significa accogliere senza inutili rinvii l’esplicito suo invito: “Venite a me”. Andare da lui per rimanere con lui è il metodo più efficace per superare ogni possibile ed insorgente forma di “stanchezza” e soprattutto quel “malessere” dell’anima che rende talvolta scontenti, altre volte scontrosi, praticamente sempre insoddisfatti. Gesù che ci conosce fin troppo bene e sa come tante volte siamo “stanchi e oppressi” ci assicura quello che più desideriamo, cioè quella ritemprante esperienza di “ristoro per la nostra vita” che solo Lui può garantirci e che in nessun altro potremo mai trovare. Mettiamoci allora alla scuola di Gesù, impariamo con docilità ogni giorno da Lui e condividendo la dolcezza di poter portare il suo giogo ci accorgeremo nello stesso tempo quanto sia leggero il suo peso. Cerchiamo allora di non dimenticarci mai che senza Gesù ogni giogo sarà amaro e insopportabile ogni peso. Con Gesù, invece, l’intera esistenza, con le sue inevitabili fatiche e i possibili limiti, sarà in ogni caso un’esaltante esperienza di fedele e gioiosa sequela capace di por­ta­re frutti di buona qualità e soprattutto che durano nel tempo.

p. Enzo Smriglio