Omelia di Mons. Guglielmo Giombanco (Raduno Regionale Adoratori Cappelle Eucaristiche – S. Stefano Camastra 25 aprile 2019)

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Carissimi Fratelli e Sorelle,

celebriamo l’eucaristia a conclusione della giornata di preghiera e di riflessione che tutti voi adoratori delle cappelle eucaristiche avete vissuto oggi.

È come se voleste significare che ogni azione, impegno, testimonianza, nascono e convergono nell’incontro con Gesù Risorto contemplato nell’eu­ca­ri­stia. Anche noi questa sera, come i discepoli del brano del vangelo, facciamo esperienza del Risorto. Cosa sono infatti tutti i momenti di adorazione che voi ogni giorno e notte vivete? Sono un incontro con Gesù Risorto per mezzo della fede.

1. La Parola di Dio proclama presenta il contenuto della fede come incontro permanente con Gesù che riempie di senso l’esistenza, dona nuove ragioni di vita, motiva ogni slancio del cuore.

La prima lettura tratta dal libro degli Atti narra l’episodio della guarigione di un uomo storpio ad opera di Pietro e Giovanni; una guarigione che suscita nel popolo meraviglia e stupore come se ciò che è accaduto dipendesse dalle capacità umane degli apostoli. Ma Pietro legando la sua testimonianza alla professione di fede in Gesù,  proclama: «proprio per la fede in Lui, il nome di Gesù ha dato vigore a quest’uomo che voi vedete e conoscete; la fede in lui ha dato quest’uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi». L’incontro di quell’uomo storpio con Gesù, nella fede testimoniata dagli apostoli,  gli permette di camminare in una nuova vita, di avvertire non solo un miglioramento delle sue condizione fisiche, ma soprattutto sperimenta la gioia dell’incontro con Lui. Come non vedere in questo episodio il cammino umano e cristiano della nostra vita; come non scorgere la bellezza e la perenne validità dell’incontro con Cristo nell’eucaristia che come roveto ardente scalda il cuore e rende luminoso il volto dell’uomo. I verbi usati dall’autore degli Atti ci consegnano le motivazioni dell’adorazione eucaristica; infatti essa è testimonianza di fede che induce a vedere; un vedere che sfocia nel credere, un credere  che introduce ad un nuovo cammino comunicando la gioia della presenza di Gesù. Non è forse questa la vostra missione di adoratori e testimoni della presenza di Cristo nella storia? Non è forse questo il compito di tutti noi battezzati?

2. Il brano del vangelo narra l’apparizione del Risorto ai discepoli turbati e timorosi. Gesù non è un fantasma, non è un mito e nemmeno una proiezione delle frustrazioni umane. All’uomo turbato e disorientato, sospeso tra fede e incredulità egli mostra i segni concretissimi della sua passione e si offre al tocco di mani incredule: «Toccate e guardate». La fede è questo guardare a Gesù e riconoscerlo Signore Risorto, vivente. L’incontro con Gesù libera i discepoli dalla paura e dona loro il coraggio della fede; li fa passare dalla paura, alla fede, dalla fede alla gioia. Così avviene per tutti noi quando permettiamo a Gesù il Risorto di entrare nella nostra vita, nelle nostre paure. Egli ci dona la vera gioia nel cuore.

3. Colui che si fa riconoscere è anche il Risorto che apre l’intelligenza alle Scritture, all’ascolto della Sua Parola. È la grande rivelazione del Nuovo testamento: la risurrezione di Gesù dà un senso nuovo e definitivo alle Scritture. Tutte le cose che sembravano enigmatiche, oscure, diventano luminose, chiare come profezia della risurrezione di Cristo. Qui si nasconde il segreto della nostra testimonianza: dialogare con Lui nella preghiera silenziosa e ascoltare la Sua parola per annunciarla con le nostra vita. Gesù apparendo con il corpo richiama all’incontro con una corporietà nuova che persuade, convince della sua presenza, ma senza togliere il mistero. Rimanda ad una relazione più interiore, a un incontro più intimo e aperto alla testimonianza. La qualità del testimone non è un talento naturale, né è frutto di scienza umana. E’ la trasformazione operata dall’adesione a Cristo con tutta la nostra umanità. Gesù con l’apparizione vuole farsi vicino ai suoi discepoli, consolare il loro dolore, illuminare la loro delusione e apprezza la  loro disponibilità a ritrovarsi insieme per dare ascolto a Pietro e ai due sconosciuti provenienti da Emmaus e offre loro la pace. La fede cresce e matura attraverso questa esperienza; la vita della Chiesa cresce e rimane viva se resta sempre unita al Suo maestro e Signore nella contemplazione e nella testimonianza operosa.

Carissimi fratelli e sorelle quando sostiamo dinanzi a Gesù Risorto e presente nell’eucaristia, non pensiamo solamente che siamo noi vicini a Lui, ma piuttosto percepiamo la gioia che è Lui che si fa vicino a noi per farci coraggio nel cammino della vita, che non ci fa sentire soli e ci dona ogni consolazione.

4.Quando pensiamo che la nostra vita è preda dello scoraggiamento, senza speranza, ci sentiamo paralizzati spiritualmente e non abbiamo più niente a cui ancorarci, allora dobbiamo ripetere a noi stessi: Gesù Cristo è la nostra pace, la nostra guarigione, il nostro coraggio, la nostra speranza. Dobbiamo lasciarci raggiungere dal fuco di amore che arde nell’eucaristia per irradiare nel modo la gioia dell’incontro con Lui. L’ adorazione è un bisogno del cuore che ama, un’esigenza di intimità interiore, una manifestazione di fede nel Signore della vita e della storia. E’ li, dinanzi a Gesù eucaristia che avvengono i colloqui più fecondi di amore, è li che si ricevano le grazie che convertono il cuore e trasfigurano l’esistenza, è li che il cuore si riscalda e si dilata, è li che maturano le scelte coraggiose e le motivazioni profonde della vita. Il Tabernacolo è stato detto è la “patria del forti”.

5 .In un mondo sempre più assediato dal male c’è sempre più bisogno di luoghi che irradiano la presenza di Gesù eucaristia perché la luce di Dio risplenda in un mondo buio e l’uomo illuminato da essa ritrovi il senso pieno della vita.

Gesù risorto, che si accompagna a noi sulle nostre strade, lasciandosi riconoscere, “nella spezzar del pane” (Lc. 24, 35), ci trovi vigili e pronti per riconoscere il suo volto e correre dai nostri fratelli a portare il grande annuncio: “Abbiamo visto il Signore!” (Gv. 20, 25).

Questa sera quindi  tornando a casa portiamo con noi il desiderio di fare ardere il cuore di amore a Gesù eucaristia e come i discepoli lungo la strada di Emmaus e diciamo a Gesù Risorto: «resta con noi Signore perché si fa sera» e chiediamogli anche la grazia di restare noi sempre con Lui. Amen!

+ Guglielmo, vescovo