Il frontespizio "Evangelizzare i poveri" di F. Pisciotta

Evangelizzare i poveri

L'impegno pastorale di Mons. Martino Orsino
Vescovo di Patti (1844-1860)

Catechismo e preghiere in dialetto siciliano


Presentazione di Don Giuseppe Ruta

In questo nostro mondo dominato dall'efficientismo e dal consumismo, vi sono delle imprese che agli occhi di molti appaiono inutili ed oziose, e tra queste, la mansione dello storico che indugia ad interrogare il passato.
L'ambito ecclesiale sembra non fare eccezione, attraversato da tale sindrome presentista, figlia della modernità, arrivando perfino a razionalizzare tale tendenza, quando si afferma che premono le urgenze e le necessità pastorali, da non avere
più tempo per guardare alla storia.

Mons. Martino Orsino

A pagarne le spese è la "memoria" con tutta la pregnanza che tale termine comporta.
Se poi si passa a considerare profondamente vera l'espressione del compianto Giovanni Paolo II: «ricordare il passato
e impegnarsi per il futuro», allora appaiono davvero incalcolabili i danni dovuti all'oblio dell'anamnesi storica.
Chiunque tenti un recupero della memoria e si adopera per ricostruire il DNA culturale e le informazioni religiose
contenute nel nostro codice genetico non solo va ringraziato e ricompensato con l'attenzione, ma preso in seria considerazione, trovando tempo per scorrere le pagine della sua faticosa, e quanto mai necessaria, ricerca.
P. Francesco Pisciotta, presbitero della
Diocesi di Patti, è già conosciuto per le sue ricerche storiche e giuridiche.
Alle
sue pubblicazioni, si aggiunge il presente lavoro, che ritengo pregevole in vista di una ricostruzione storica piu complessiva della catechesi in Sicilia.
La Chiesa
pattese, seppur "piccola", "minuscola" e "angusta", ha manifestato nel passato, come nel presente, la sua singolarità e una vivacità tutta propria in campo pastorale e catechistico.
E
nel flusso continuo di tale vitalità ecclesiale, si può scorgere, rivisitando con cura e pazienza il passato, tutta una costellazione di eventi sinodali, di iniziative evangelizzatrici, caritative e sociali, di reperti artistici, di documenti e di testi che sono stati utili per l'alfabetizzazione culturale e religiosa delle masse, non ultimi i catechismi e i sussidi ascetici.
Nel contesto della storia della chiesa locale di Patti, l'opera di Mons. Martino Orsino (vescovo dal 1844 al 1860), con il Catechismo e il prontuario delle preghiere del cristiano (Lu pani cutidianu di l'anima e il Diariu brevi pri li cristiani idioti), merita un'attenzione tutta particolare.
Il
suo impegno pastorale, che si distinse per l'attenzione ai poveri e per il desiderio di evangelizzarli, manifesta un'attualità profetica insuperata.

Lo stemma di Mons. Orsino

A P. Pisciotta va riconosciuto il merito di aver posto l'attenzione su questo illustre vescovo dell'ottocento, uomo di governo e particolarmente dotato di scienza e di aver riportato alla luce docu­menti altrimenti difficili da rintracciare.
La breve
ed intensa ricostruzione della prima parte si avvale in modo esaustivo di fonti manoscritte e a stampa, con il sostegno essenziale di studiosi che prima di lui hanno indagato in tale direzione.

I lettori hanno la possibilità di essere non solo introdotti al contesto in cui sono sorti tali testi, ma di accostare i documenti originali che nella loro preziosità linguistica e teologica rievocano tempi oramai tramontati, eppure che hanno ancora qualcosa da dire al presente per la costruzione del futuro.
Nel panorama degli studi di storia della catechesi in Sicilia, il presente si ritaglia un posto di riguardo, anche se da solo non nutre la pretesa di colmare il vuoto complessivo della ricerca sul campo.
Per il fatto che non si abbia ancora a disposizione una serie di consistenti studi storico-critici sui catechismi siciliani dal '700 in poi, non si
è in grado di appurare il grado di originalità dei vari catechismi e di cogliere la trama dell'influsso reciproco. Inoltre, una più attenta analisi dei contenuti a confluenza tra precisione teologica e attenzione pedagogica andrebbe articolata come proseguo della ricostruzione svolta da P. Pisciotta.
Al momento ci accontentiamo della preziosa piattaforma da lui elaborata, mentre auspichiamo che egli e tanti altri possano prendere visione, proseguire con indagini utili a ricostruire il contesto in cui tali testi sono stati redatti, analizzare in modo
più approfondito i contenuti teologici e le dinamiche pedagogico-­didattiche di cui sono portatori.
L'Istituto Teologico "San Tommaso", con la sua specializzazione in Catechetica
è lieta di ospitare, tra le sue pubblicazioni, saggi come questo, al fine di favorire la ricerca scientifica e di contribuire alla rivisitazione delle radici culturali e religiose, con la convinzione che questa è un'impresa preziosa, anche se troppe volte non ripagata adeguatamente con l'attenzione e la considerazione dovuta.

 

Introduzione dell'Autore


La domenica, alle due del pomeriggio o poco prima, al
lora si pranzava alle 12 e in fretta, un gruppetto di ragazzi si ritrovava alla Matrice, dove già aspettava l'arciprete Merlino con il campanello in mano, che consegnava al più grande o al più lento, con la raccomandazione di non perderlo, di suonarlo ad intervalli e di cantare per le vie del paese a can­zuna da ' duttrina:
Picciutteddi, Diu vi chiama / A imparari la Duttrina / Cui non sa sta via divina / 'N paradisu non ci va / Patri e Matti, la duttrina / Si a li figghi no 'nsignati, / Pri vuatri  furtunati / Focu eternu ci sarra.

Impacciati all'inizio, poi sempre
più sicuri, uscivamo dalla chiesa e percorrevamo le poche e sconnesse vie del minuscolo paese; alcuni ragazzi si aggregavano, altri continuavano i loro giochi nonostante le sollecitazioni delle mamme, altri ancora ci deridevano; dopo mezz'ora circa un gruppo vociante e stonato di una settantina di ragazzi giungeva in chiesa.
L'arciprete, alto e occhialuto, si piantava al centro a
gambe larghe e con gesti, richiami e minacce, ci distribuiva per classi, assegnandoci ai catechisti.
C'
era la signorina Tanina, che portava l'ombrello anche d'estate e, a chi le chiedeva perchè non si fosse sposata, rispondeva che era sposa del Sacro Cuore.
C'era la signorina Nunzia, la quale ci ripeteva in conti
nuazione che dovevamo diventare bravi e buoni come Gesù.
E
c'era patri Turi, che mi metteva a disagio chiedendomi a raffica: "II Padre è Dio? II Figlio è Dio? Lo Spirito Santo è Dio?"; ma non s'accontentava dei miei tre sì; e, puntandomi contro l'indice, aggiungeva fissandomi beffardo: "dunque sono tre dei! Riuscivo a dire no, ma non capivo perchè.
E c'erano padre Gagliani prima e padre Russo poi che ci
facevano cantare o si ostinavano a spiegarci quello che non volevamo o non potevamo capire.
Alla fine del catechismo si andava, a volte, in canonica
dove donna Rusaria, la moglie dell'arciprete secondo noi ragazzi, grossa e grassa, pendulo il labbro inferiore, già bianchi e vaporosi i capelli, piccoli e acquosi gli occhi, con la gonna larga e lunga dalla quale spuntavano i piedi larghi tozzi e scalzi, ci dava pane e formaggio, che divoravamo in un attimo. In canonica c'era anche Ninu I'Arcipreti, gracile e devoto, che sapeva sorridere con le labbra e con gli occhi, e usava con tutti pazienza e disponibilità infinite.
Ho rivissuto con nostalgia questi momenti della mia infanzia, a metà degli anni '50 del secolo scorso, leggendo i versi su riferiti nel testo di don Luigi la Rosa
Storia della Catechesi in Sicilia, ed ho scoperto che essi sono inseriti nel catechismo in dialetto siciliano che mons. Martino Orsino aveva pubblicato e diffuso prima a Catania e poi a Patti, dove fu vescovo dal 1844 al 1860.
Ho notato però che il testo del catechismo è pubblicato nel La Rosa mutilo delle prime dieci pagine; mi sono messo dunque alla ricerca e la generosa e cordiale disponibilità di due confratelli ed amici, don Pietro Mancuso e don Salvatore Miracola, mi ha posto tra le mani non solo il testo completo del catechismo, ma anche due libretti di preghiere in dialetto siciliano e, per di più in versi: Lu pani cutidianu di 1'anima e Diariu brevi pri li cristiani idioti; i quali, in una con il catechismo, costituiscono una sorta di trilogia organica per l'istruzione religiosa e la preghiere, nonchè per la vita dei fedeli, ignoranti nella maggior pane, ma non per questo esclusi dalla salvezza.
La munificenza di don Pietro e don Salvatore però
è andata oltre: essi infatti mi hanno favorito anche la bella Epistola che l'Orsino ha indirizzato alla sua Chiesa il giorno stesso della ordinazione o, come si diceva allora, della consacrazione episcopale; in essa ha chiaramente espresso il programma pastorale, che era stato suo da sacerdote e suo egli voleva che fosse ora da vescovo: evangelizzare i poveri.
La lettura dei tre opuscoli
e dell'Epistola mi ha fatto individuare, almeno così ho creduto, nell'espressione evangelica non solo il programma pastorale del vescovo, ma anche il criterio unitario che lo ha guidato nella composizione del catechismo e dei due manualetti di preghiere.
L'opportunità di una contestualizzazione, specialmente in ambito diocesano, mi ha indotto a risalire indietro nel tempo fino alla metà del XVI secolo, e precisamente al si
nodo di mons. Albertin (1537) che in una costituzione sinodale ci offre, pur in miniatura, il primo catechismo scritto della diocesi; ho seguito poi l'evoluzione che, sempre attraverso i sinodi diocesani pattesi del Sebastian (1567) in particolare, ma anche dello Isfar (1584) e dle Fazio (1687), ne ha caratterizzato l'attività catechistica; ho rilevato inoltre come a questo impegno specificamente religioso, ha dato il suo contributo anche il potere civile, che poteva esercitare cosi la sua azione di controllo sulla vita della Chiesa; ho individuato infine il punto di arrivo di questo cammino nella pubblicazione in diocesi del primo catechismo ufficiale in dialetto siciliano, dotato di elementi apprezzabili di organicità, al tempo di mons. Mineo (1767).
In questa lunga fatica catechistica della diocesi s'iscrive bene, e in un certo qual modo ne costituisce una meta e ne segna una conclusione, l'opera di mons. Orsino, significativamente espressa non solo dalla sua attività pastorale, ma anche dalla pubblicazione dei tre manualetti.
Essi s'iscrivono bene anche nella fatica perenne del
munus docendi e sanctificandi della Chiesa, che attraverso i tempi e con le modalità proprie delle diverse situazioni, risponde concretamente alle esigenze fondamentali della vita cristiana: credere, celebrare la propria fede nella liturgia e nella preghicra, testimoniarla con la vita.
Già i sinodi dell'Albertin e del Sebastian indicavano in termini essenziali queste necessità: apprendere le cose da credere
(quid credendum), da dire (dicendum), da fare o evitare (agendum vel fugiendum).
E’ questo sostanzialmente lo schema all'interno del quale sono distribuiti anche oggi i contenuti del catechismo, corrispondenti alle leggi fondamentali della vita in Cristo, come leggiamo nella introduzione al Catechismo della Chiesa Cattolica / Compendio, scritta dal card. Ratzinger un mese prima di diventare Benedetto XVI: professione della fede (lex credendi), liturgia (lex celebrandi), testimonianza (lex vivendi) e preghiera (lex orandi).

E non priva di significato sembra a me la coincidenza di una caratteristica che unisce idealmente molti catechismi di tutti i tempi: la «forma dialogica, antico genere letterario - scrive ancora il cardinale - fatto di domande e risposte ... un dialogo ideale tra maestro e discepolo, mediante una sequenza incalzante di interrogativi, che coinvolgono il lettore invitandolo ancora a proseguire nella scoperta dei sem
pre nuovi aspetti della sua fede».

Le operette di mons. Orsino hanno costituito per il suo tempo, io credo, una risposta valida e attenta a queste esigenze perenni.