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A pagarne le spese
è
la "memoria" con tutta la pregnanza che tale termine
comporta.
Se poi si passa a considerare profondamente vera l'espressione del
compianto Giovanni Paolo II: «ricordare il passato
e
impegnarsi per il futuro», allora appaiono davvero incalcolabili i
danni dovuti all'oblio dell'anamnesi storica.
Chiunque tenti un recupero della memoria e si adopera per
ricostruire il DNA culturale e le informazioni religiose
contenute nel nostro codice genetico non solo va ringraziato
e ricompensato con l'attenzione, ma preso in seria considerazione,
trovando tempo per scorrere le pagine della sua faticosa, e quanto
mai necessaria, ricerca.
P. Francesco Pisciotta, presbitero della
Diocesi di
Patti,
è già
conosciuto
per
le
sue ricerche storiche e
giuridiche.
Alle
sue
pubblicazioni,
si aggiunge il
presente lavoro, che ritengo pregevole
in vista di una ricostruzione
storica
piu
complessiva della
catechesi in Sicilia.
La Chiesa
pattese,
seppur
"piccola",
"minuscola"
e "angusta", ha
manifestato
nel
passato, come
nel presente, la
sua
singolarità
e una vivacità
tutta propria
in
campo pastorale
e
catechistico.
E
nel flusso continuo
di
tale vitalità ecclesiale,
si
può
scorgere,
rivisitando
con cura e
pazienza
il passato,
tutta
una costellazione
di eventi
sinodali,
di
iniziative evangelizzatrici,
caritative e
sociali,
di
reperti artistici,
di
documenti
e di
testi
che sono
stati utili per l'alfabetizzazione culturale
e religiosa
delle
masse, non
ultimi
i
catechismi
e i sussidi ascetici.
Nel
contesto
della storia della
chiesa
locale
di Patti,
l'opera
di Mons.
Martino
Orsino (vescovo dal
1844 al 1860),
con il
Catechismo
e il
prontuario delle preghiere del
cristiano
(Lu pani cutidianu di l'anima e il Diariu brevi pri
li cristiani idioti),
merita
un'attenzione tutta particolare.
Il
suo
impegno pastorale,
che si
distinse per l'attenzione
ai poveri e per il
desiderio
di
evangelizzarli, manifesta un'attualità
profetica
insuperata. |
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I lettori hanno la possibilità di essere non solo introdotti al
contesto in cui sono sorti tali testi, ma di accostare i documenti
originali che nella loro preziosità linguistica e teologica
rievocano tempi oramai tramontati, eppure che hanno ancora qualcosa
da dire al presente per la costruzione del futuro.
Nel panorama degli studi di storia della catechesi in Sicilia, il
presente si ritaglia un posto di riguardo, anche se da solo non
nutre la pretesa di colmare il vuoto complessivo della ricerca sul
campo.
Per il fatto che non si abbia ancora a disposizione una serie di
consistenti studi storico-critici sui catechismi siciliani dal '700
in poi, non si
è
in grado di appurare il grado di
originalità dei vari catechismi e di cogliere la trama dell'influsso
reciproco. Inoltre, una più
attenta analisi dei contenuti a confluenza tra precisione teologica e
attenzione pedagogica andrebbe articolata come proseguo della
ricostruzione svolta da P. Pisciotta.
Al momento ci accontentiamo della preziosa piattaforma da lui
elaborata, mentre auspichiamo che egli e tanti altri possano
prendere visione, proseguire con indagini utili a ricostruire il
contesto in cui tali testi sono stati redatti, analizzare in modo
più approfondito i contenuti
teologici e le dinamiche pedagogico-didattiche di cui sono
portatori.
L'Istituto Teologico "San Tommaso", con la sua specializzazione in
Catechetica
è
lieta di ospitare, tra le sue
pubblicazioni, saggi come questo, al fine di favorire la ricerca
scientifica e di
contribuire alla rivisitazione delle radici culturali e religiose,
con la convinzione che questa è
un'impresa preziosa, anche se
troppe volte non ripagata adeguatamente con l'attenzione e la
considerazione dovuta. |
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La domenica, alle due del pomeriggio o
poco prima, allora
si pranzava alle 12 e in fretta, un gruppetto di ragazzi si
ritrovava alla Matrice,
dove già aspettava
l'arciprete Merlino
con il campanello in mano, che consegnava al più grande
o al più lento, con la raccomandazione di non perderlo, di
suonarlo ad
intervalli e di cantare per le vie del paese
a canzuna
da ' duttrina:
Picciutteddi, Diu vi chiama / A imparari la Duttrina / Cui non sa
sta via divina / 'N paradisu non ci va / Patri e Matti, la duttrina
/ Si a li figghi no 'nsignati, / Pri vuatri
furtunati / Focu eternu ci sarra.
Impacciati all'inizio, poi sempre più
sicuri, uscivamo
dalla chiesa e percorrevamo le
poche e sconnesse vie del minuscolo
paese; alcuni ragazzi si aggregavano, altri continuavano
i loro giochi nonostante le sollecitazioni delle mamme,
altri ancora ci deridevano; dopo mezz'ora circa un gruppo vociante e
stonato di una settantina di ragazzi giungeva in chiesa.
L'arciprete, alto e occhialuto, si piantava al centro a
gambe
larghe e con gesti, richiami e minacce, ci distribuiva
per classi, assegnandoci ai catechisti.
C'era
la signorina Tanina, che portava l'ombrello anche
d'estate e, a chi le chiedeva perchè non si fosse sposata,
rispondeva che era sposa del Sacro Cuore.
C'era la signorina Nunzia, la quale ci ripeteva in continuazione
che dovevamo diventare bravi e buoni come Gesù.
E
c'era
patri
Turi,
che mi
metteva a disagio chiedendomi
a
raffica:
"II
Padre
è
Dio?
II Figlio
è
Dio?
Lo Spirito Santo
è
Dio?";
ma non
s'accontentava
dei miei tre sì; e, puntandomi
contro
l'indice,
aggiungeva fissandomi beffardo:
"dunque
sono
tre dei!
Riuscivo a dire no, ma non capivo perchè.
E c'erano padre Gagliani prima e padre Russo poi che ci
facevano cantare o si ostinavano a spiegarci quello che non
volevamo o non potevamo capire.
Alla fine del catechismo si andava, a volte, in canonica
dove
donna
Rusaria,
la
moglie dell'arciprete secondo noi ragazzi,
grossa e grassa, pendulo il labbro inferiore, già bianchi e vaporosi
i capelli, piccoli e acquosi gli occhi, con la
gonna
larga e lunga dalla quale spuntavano i piedi larghi tozzi e scalzi,
ci dava pane e formaggio, che divoravamo in un
attimo. In canonica c'era anche
Ninu I'Arcipreti,
gracile e
devoto,
che sapeva sorridere con le labbra e con gli occhi, e
usava con tutti pazienza e disponibilità infinite.
Ho rivissuto con nostalgia questi momenti della mia infanzia, a metà
degli anni '50 del secolo scorso, leggendo i versi su riferiti nel
testo di don Luigi la Rosa
Storia
della
Catechesi in Sicilia,
ed ho
scoperto che essi sono inseriti nel
catechismo in dialetto siciliano che mons. Martino Orsino
aveva
pubblicato e diffuso prima a Catania e poi a Patti, dove
fu vescovo dal 1844 al 1860.
Ho
notato però che il testo del catechismo è
pubblicato
nel La Rosa
mutilo delle prime dieci pagine; mi sono messo
dunque alla
ricerca e la generosa e cordiale disponibilità di
due confratelli ed amici, don Pietro Mancuso e don Salvatore
Miracola, mi ha posto tra le mani non solo il testo completo
del catechismo, ma anche due libretti di preghiere in dialetto
siciliano e, per di più in versi: Lu
pani cutidianu di 1'anima
e
Diariu brevi pri li cristiani idioti;
i quali, in una con
il catechismo, costituiscono una sorta di trilogia organica per
l'istruzione religiosa e la preghiere, nonchè per la vita dei fedeli,
ignoranti nella maggior pane, ma non per questo esclusi dalla
salvezza.
La munificenza di don Pietro e don Salvatore però
è
andata oltre: essi
infatti mi hanno favorito anche la bella
Epistola
che l'Orsino ha
indirizzato alla sua Chiesa il giorno stesso della ordinazione o,
come si diceva allora, della consacrazione episcopale; in essa ha
chiaramente
espresso il programma pastorale, che era stato suo da sacerdote e
suo egli voleva che fosse ora da vescovo:
evangelizzare i poveri.
La lettura dei tre opuscoli e
dell'Epistola
mi ha fatto individuare,
almeno così ho creduto, nell'espressione evangelica non solo il
programma pastorale del vescovo, ma anche
il criterio
unitario che lo ha guidato nella composizione del
catechismo e dei due manualetti di preghiere.
L'opportunità di una contestualizzazione, specialmente in ambito
diocesano, mi ha indotto a risalire indietro nel tempo fino alla
metà del XVI secolo, e precisamente al sinodo
di mons. Albertin (1537) che in una costituzione sinodale
ci offre, pur in miniatura, il primo catechismo scritto
della diocesi; ho
seguito poi l'evoluzione che, sempre attraverso i sinodi diocesani
pattesi del Sebastian (1567) in particolare,
ma anche dello Isfar (1584) e dle Fazio (1687), ne ha
caratterizzato l'attività catechistica; ho rilevato inoltre come
a questo impegno specificamente religioso, ha dato il suo contributo
anche il potere civile, che poteva esercitare cosi la sua azione di
controllo sulla vita della Chiesa; ho individuato infine il punto di
arrivo di questo cammino nella pubblicazione in diocesi del primo
catechismo ufficiale in dialetto siciliano, dotato di elementi
apprezzabili di organicità, al tempo di mons. Mineo (1767).
In questa lunga fatica catechistica della diocesi s'iscrive bene, e
in un certo qual modo ne costituisce una meta e ne segna una
conclusione, l'opera di mons. Orsino, significativamente espressa
non solo dalla sua attività pastorale, ma anche dalla pubblicazione
dei tre manualetti.
Essi s'iscrivono bene anche nella fatica perenne del
munus
docendi e
sanctificandi
della
Chiesa, che attraverso i tempi e con le modalità proprie delle
diverse situazioni, risponde concretamente alle esigenze
fondamentali della vita cristiana: credere, celebrare la
propria fede nella liturgia e nella preghicra, testimoniarla
con la vita.
Già i sinodi dell'Albertin e del Sebastian indicavano in termini
essenziali queste necessità: apprendere le cose da credere
(quid
credendum),
da dire
(dicendum),
da
fare o evitare
(agendum vel
fugiendum).
E’ questo sostanzialmente lo
schema all'interno del quale sono distribuiti anche oggi i contenuti
del catechismo, corrispondenti alle leggi fondamentali della vita in
Cristo, come leggiamo nella introduzione al
Catechismo della Chiesa Cattolica
/ Compendio, scritta
dal card. Ratzinger un mese prima di diventare Benedetto XVI:
professione della fede
(lex
credendi),
liturgia (lex
celebrandi),
testimonianza (lex vivendi)
e preghiera
(lex
orandi).
E non priva di significato sembra a me la coincidenza di una
caratteristica che unisce idealmente molti catechismi di tutti i
tempi: la «forma dialogica, antico genere
letterario - scrive ancora il cardinale - fatto di domande e
risposte ... un dialogo ideale tra maestro e discepolo, mediante una
sequenza incalzante di interrogativi, che coinvolgono il lettore
invitandolo ancora a proseguire nella scoperta dei sempre
nuovi aspetti
della sua fede».
Le operette di mons. Orsino hanno costituito per il suo tempo, io
credo, una risposta valida e attenta a queste esigenze perenni. |