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11.
è vero,
in molti, c’è indifferenza riguardo alle cose di
Chiesa. Noi però siamo convinti che l’indifferenza riguarda
alcune modalità con cui la Chiesa viene intesa e presentata.
È lo stile clericale, fatto di obblighi, di castighi e di premi, che urta
la sensibilità di molte persone.
La religione rigettata è quella fatta di abitudini e riti, ma distaccata
e disattenta alla concretezza della vita.
Non è senza senso che, di fronte alle proposte che privilegiano le
relazioni, l’incontro, la partecipazione, le risposte più
significative, varie, certo, per profondità e stabilità, sono venute
dalle persone ritenute “lontane”.
Avete affermato che questa Chiesa piace, è sentita vera, è quella di cui
avete bisogno.
Sento insistente la domanda di partecipare attivamente, da protagonisti,
alla vita e alla missione della Chiesa.
Quando è stata offerta l’opportunità molte persone, quelle, per prime,
che nessuno se lo sarebbe aspettato, si sono messe a disposizione.
Sono significativi l’incremento di oltre duemila del numero di coloro
che, in diocesi, hanno assunto qualche nuovo servizio, le più che
ottomila risposte scritte che mi sono pervenute in occasione della
valutazione del Piano Pastorale 1997-2000 Liberiamo
le vie della fraternità, le trentamila risposte alla lettera con la
quale, nell’autunno scorso, annunciavo la Settimana
della Fraternità.
Gli oltre duemila “visitatori” hanno unanimemente riferito che le
risposte sono state calorose, come l’accoglienza.
L’indifferenza, almeno di una certa fascia di persone, può essere
superata.
Dobbiamo impegnarci sempre di più e meglio ad essere Chiesa in grado di
favorire l’incontro con Dio mettendo le persone in relazione.
Esse, così, riscopriranno l’amore fedele del Padre Creatore, del Figlio
fatto uomo e dello Spirito che conduce alla santità.
Vediamo nei dati riportati non dei semplici risultati, ma i “segni”
della fedeltà di Dio che mantiene le sue promesse. |
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