Per Lei passò tutto il popolo - Lettera Pastorale

II. L'Impegno

La Chiesa è fatta di persone e famiglie

8.  Fin dall’inizio abbiamo cercato di raggiungere tutte le famiglie e, in esse, tutte le persone, nella convinzione che la Chiesa non è somma anonima  di individui anonimi.
Le persone, in quanto tali, meritano, rispetto e fiducia, al di là di ogni caratterizzazione personale, ché ognuna è portatrice della dignità inalienabile che deriva dall’essere creatura di Dio e chiamata ad entrare nella sua famiglia come figlia.
Per dare visibilità a tutto questo abbiamo istituito una rete di messaggeri che, in nome di tutta la comunità cristiana, vi incontrasse mensilmente per assicurarvi che la Chiesa tiene conto di ognuno di voi e  vi considera parte di sé. Per la stessa ragione abbiamo incoraggiato le parrocchie più grandi a fare sorgere zone pastorali per offrire a tutti nuovi spazi di incontro e di partecipazione.
Operatori pastorali tutti, sacerdoti e vescovo abbiamo voluto dirvi, coi fatti, che ognuno di voi “è qualcuno per noi”;
abbiamo voluto rimarcare che il popolo che abita le nostre contrade, il popolo che, poi siamo noi, è fatto nella sua quasi totalità, di battezzati, dunque di partecipi della vita di Dio;
abbiamo voluto contribuire a creare le condizioni per le quali la buona volontà, di cui tutti sono animati, emerga in apertura all’amore e alla verità che Dio offre a chi lo cerca con cuore aperto e sincero.


La Chiesa è chiamata ad ‘andare verso tutti’

9. Non possiamo fermarci ad attendere davanti alla porta della Chiesa parrocchiale. Noi cerchiamo costantemente di valorizzare tutte le opportunità per esservi vicini, comunicarvi il messaggio evangelico e mettervi in contatto con la parola di Dio, avere la gioia di incontrarvi.
Perché nessuno si senta escluso o dimenticato ogni mese vi abbiamo fatto pervenire, grazie alla preziosissima opera dei messaggeri, la Lettera alle Famiglie.
Con essa la Parola di Dio entra nella vostra casa perché vi sia di guida nella vostra vita e nelle vostre relazioni.
Vi ricorda che attorno a voi c’è una comunità che vi sostiene e, ogni volta che lo volete, è pronta a collaborare per crescere insieme e insieme rispondere a Dio nella ricerca del compimento della sua volontà.
Noi crediamo, infatti, che in questa risposta a Dio risieda la felicità perché, col salmista, esperimentiamo che “nel piegare il cuore ai suoi comandamenti è la ricompensa per sempre”.
Per questa ragione, una volta di più, affermiamo che non abbiamo altro intendimento che offrirvi l’opportunità di ritrovarvi con Cristo, nel suo ‘sì’ alla volontà del Padre.


Per radunare i dispersi
come popolo di Dio

10. I cambiamenti degli ultimi decenni hanno inciso in modo decisivo sulla vita delle persone, delle famiglie e, dunque, della Chiesa, determinando profondi cambiamenti.
Siamo passati da una Chiesa convinta che i suoi modi di giudicare valevano per tutti, ad una Chiesa in situazione di minoranza, di diaspora, di dispersione talché in molti battezzati è quasi perduto il senso  dell’appartenenza.
Noi stessi, preti e vescovo, siamo travolti e sconvolti dai cambiamenti.
E tuttavia non abbiamo perso e non perdiamo la speranza; per questo cerchiamo di reagire riconvocando tutti come popolo di Dio, ricreando il senso di appartenenza ad esso.
Lo facciamo nel nome del Signore, perché tutti sentiate di essere popolo radunato in nome di Dio e formato da persone sempre in relazione tra loro, attorno a Cristo Gesù.
Per aiutarvi a ritrovare il senso di appartenenza a Dio e alla Chiesa ogni mese vi abbiamo proposto un messaggio vicino alla vostra esperienza perché vi fosse possibile percepire Cristo come senso della vita e uscire dall’indifferenza.
Mensilmente vi abbiamo proposto dei gesti comunitari significativi da realizzare anche fuori degli edifici sacri, nelle vostre case, perché, da una parte, sentiste ridestarsi la fede e, dall’altra, deste a tutti un segnale che la Chiesa è presente nella vita della comunità e di ciascuna persona e vuole stare in mezzo alla gente, nelle case, nei quartieri.

11. è vero, in molti, c’è indifferenza riguardo alle cose di  Chiesa. Noi però siamo convinti che l’indifferenza riguarda alcune modalità con cui la Chiesa viene intesa e presentata.
È lo stile clericale, fatto di obblighi, di castighi e di premi, che urta la sensibilità di molte persone.
La religione rigettata è quella fatta di abitudini e riti, ma distaccata e disattenta alla concretezza della vita.
Non è senza senso che, di fronte alle proposte che privilegiano le relazioni, l’incontro, la partecipazione, le risposte più significative, varie, certo, per profondità e stabilità, sono venute dalle persone ritenute “lontane”.
Avete affermato che questa Chiesa piace, è sentita vera, è quella di cui avete bisogno.
Sento insistente la domanda di partecipare attivamente, da protagonisti, alla vita e alla missione della Chiesa.
Quando è stata offerta l’opportunità molte persone, quelle, per prime, che nessuno se lo  sarebbe aspettato, si sono messe a disposizione.
Sono significativi l’incremento di oltre duemila del numero di coloro che, in diocesi, hanno assunto qualche nuovo servizio, le più che ottomila risposte scritte che mi sono pervenute in occasione della valutazione del Piano Pastorale 1997-2000 Liberiamo le vie della fraternità, le trentamila risposte alla lettera con la quale, nell’autunno scorso, annunciavo la Settimana della Fraternità.
Gli oltre duemila “visitatori” hanno unanimemente riferito che le risposte sono state calorose, come l’accoglienza.
L’indifferenza, almeno di una certa fascia di persone, può essere superata.
Dobbiamo impegnarci sempre di più e meglio ad essere Chiesa in grado di favorire l’incontro con Dio mettendo le persone in relazione.
Esse, così, riscopriranno l’amore fedele del Padre Creatore, del Figlio fatto uomo e dello Spirito che conduce alla santità.

Vediamo nei dati riportati non dei semplici risultati, ma i “segni” della fedeltà di Dio che mantiene le sue promesse.

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