Per Lei
passò tutto il popolo

Lettera Pastorale


Sommario

* Introduzione I. La Memoria
II. L'Impegno III. La Speranza
* Conclusione

Introduzione

Carissimi figli della santa Chiesa di Patti,

da oltre dieci anni ogni mese entro nelle vostre case con il breve messaggio contenuto nella Lettera alle Famiglie.
Sento oggi la necessità di scrivervi ancora e più ampiamente per comunicarvi quanto avverto nel mio animo in vista della celebrazione della Settimana della Fraternità, mentre mi raggiungono gli echi del lavoro che, in vista di essa, ferve in tutte le parrocchie.
È per un bisogno del cuore che vi scrivo.
Ed è bisogno dell’aiuto di tutti per lodare il Signore per le meraviglie di grazia compiute in mezzo a noi: veramente eterna è la sua misericordia.
Lodate, dunque, con me il Signore, Egli ha compiuto meraviglie.

Ciò che abbiamo udito e conosciuto…
diremo alla generazione futura.


1.  Da quando sul colle di Tindari è approdata la sua immagine, nera ma bella, Maria, la Madre del Signore, la Grande Castellana della nostra terra, è stata sempre il punto di riferimento dei padri per ritrovare e difendere, estendere e fare fruttificare la libertà, prima e dopo che Ariadeno tale libertà conculcasse.
Lei e il suo santuario sono il biglietto da visita della Chiesa pattese nostra madre, che proprio per Tindari è conosciuta.
Invocata dai piccoli e dai grandi con una infinità di titoli, che trasudano fede adamantina, impegnata e semplice, affetto e fiducia operosi e filiali, volontà e determinazione fattive, Ella ci fa esperimentare che davvero siede accanto a Cristo maternamente interessata a noi.
La storia della nostra Chiesa e della sua fede, fin dal suo sorgere, è stata accompagnata e custodita dalla sua presenza.
Il colle del Tindari è rifulso e continua a splendere come un faro che rimanda alla fede nel Figlio suo benedetto, più che per i prodigi, che pure non sono mancati.
Alla luce di queste considerazioni, sento particolarmente nostre le parole del salmo e con esso proclamo:
       
“Aprirò la mia bocca in parabole,
       
rievocherò gli arcani dei tempi antichi.
       
Ciò che abbiamo udito e conosciuto
       
e i nostri padri ci hanno raccontato,
       
non lo terremo nascosto.
       
Diremo alla generazione futura
       
le lodi del Signore, la sua potenza
       
e le meraviglie che egli ha compiuto.
       
Perché le sappia la generazione futura,
       
perché ripongano in Dio la loro fiducia
       
e non dimentichino le opere di Dio,
       
ma osservino i suoi comandi.
       
Ha fatto prodigi davanti ai nostri padri.
       
Li guidò con una nube di giorno
       
e tutta la notte con un bagliore di fuoco.
       
Fu per loro pastore dal cuore integro
       
e li guidò con mano sapiente”.


I. La Memoria

2.  Rivedo in questo disegno delle misericordie di Dio a vantaggio della nostra Chiesa, l’operosità intelligente dei cento vescovi che si sono succeduti sulla cattedra di S. Pietro Tommaso;
la fedeltà mirabile di uno stuolo incalcolabile di sacerdoti che hanno dato corpo alla consacrazione di sé a Dio generando, nutrendo, accompagnando generazioni di battezzati;
la schiera dei religiosi e delle religiose che, fedeli ai loro particolari carismi, hanno reso la Chiesa adatta ad ogni buona battaglia, e reso visibile la luce di Cristo povero, casto e obbediente servo del Padre;
la foltissima moltitudine di laici, sposati o in vario modo consacrati nel mondo, che, mediante l’impegno educativo, la fedeltà e la laboriosità hanno trasmesso il prezioso dono della fede di generazione in generazione fino ad oggi.
Oh, la docilità del Popolo di Dio che è in Patti e del suo Presbiterio! Non finiscono di stupire, di edificare e dare motivo di rendere grazie a Dio per la fede impegnata, la carità operosa, la speranza costante nell’adempimento delle promesse di Dio.

 
Per essa passò tutto il popolo.

3.  Il rendimento di grazie che intendo elevare al Padre è motivato soprattutto da quanto abbiamo vissuto e sperimentato insieme nel corso di questi ultimi anni e dalle prospettive che si stanno aprendo davanti al nostro cammino verso la santità.
Ho scelto come titolo di questa lettera il versetto del Libro della Sapienza per due ragioni.
Anzitutto perché questo Libro che, con gli altri Libri sapienziali, ha le sue radici non tanto negli ambienti sacerdotali o profetici, ma nella “sapienza” del popolo, che ha saputo formulare gli aspetti fondamentali della vita in espressioni brevi e incisive, come sono i proverbi.
Essa si presenta come il punto di incontro e di fusione tra la rivelazione divina e la vita quotidiana del popolo.
La vera ricchezza della sapienza consiste nel rendere capace il popolo di scoprire come spazio proprio della presenza e dell’agire di Dio, prima che alcuni luoghi o riti particolari, la sua stessa storia.
Quanto è scritto nei Libri sapienziali altro non è che una lettura della storia della salvezza che il popolo fa “dal di dentro” della sua storia.
Tale storia, per questo, non si presenta come semplice memoria del passato ma si svela incarnata nel presente e protesa, chiamata, verso il futuro.
Questa lettera nasce in modo analogo.
Essa, mia perché scritta da me, è pure vostra.
È vostra perché, senza i mille contatti e messaggi avuti da voi, di presenza o per iscritto, non sarebbe mai venuta alla luce, almeno nella forma che essa ha preso.
È  vostra perché la risposta entusiasta con cui avete accolto la proposta di incontro nei vostri quartieri e nelle vostre case mi conferma che la Chiesa oggi ha qualcosa di significativo da dire se propone e facilita cammini di fraternità.
È vostra, infine, perché racconta le scelte operate e messe in atto come frutto del costante rapporto, cercato insieme, tra la memoria del passato, l’impegno nel presente, la speranza per il futuro.

Il mio più grande desiderio è che quanto trovate scritto in queste righe lo sentiate anche opera vostra e, contemporaneamente, vi sentiate raccontati.

4.  La seconda ragione per la quale ho dato questo titolo sta nel contesto in cui esso è inserito nel Libro della Sapienza che ho trovato in perfetta sintonia con quanto stiamo vivendo noi.
Si trova nel finale della terza parte del libro, dedicata alla rievocazione della liberazione di Israele dalla schiavitù d’Egitto, operata da Dio per mezzo di Mosè.
L’autore sacro rievoca così il passaggio del mar Rosso: “Dove prima c’era acqua si vide aprirsi una strada libera nel mar Rosso e una verdeggiante pianura in luogo dei flutti violenti; per essa passò tutto il tuo popolo, i protetti dalla tua mano, spettatori di prodigi stupendi”.
Nell’itinerario pastorale di rinnovamento diocesano, mi sembra di essere con voi sulla spiaggia del mar Rosso, tra un passato che ci ha condotto fin qui e un futuro promesso che si apre davanti, oltre la barriera delle acque, oltre la Settimana della Fraternità.

Prima di inoltrarci in questa esperienza, in spirito di fede e con atteggiamento contemplativo, fissiamo occhio e cuore sulla memoria dei passi compiuti e sulla speranza che ci spingerà a fare i passi avvenire.

5.  Possiamo pensare il Concilio Vaticano II come ripetizione, per il nostro tempo, dell’evento del “Mistero dell’Annunciazione”.
Per mezzo del Concilio è risuonata la voce dello Spirito Santo che chiama la Chiesa a rinnovarsi per il servizio del Vangelo da prestare al secolo nuovo per le caratteristiche completamente altre rispetto a quelle del passato.
La Chiesa si è immediatamente interrogata.
Come Maria.
Maria, dopo avere ascoltato l’annuncio di Gabriele, turbata per una così grande missione, secondo lei impari alle sue possibilità, chiede: “Come è possibile?”.
Non è una domanda dubitativa, ma di chiarificazione: visto che non conosco uomo, “come” devo comportarmi perché si compia il volere del Signore?
Di fronte alla rassicurazione della presenza dello Spirito di Dio Maria non esita a dare il suo “sì” pieno, incondizionato.
Ogni Chiesa locale, recepita la voce del Concilio, si è interrogata: visto che la pastorale tradizionale non è più adeguata alle nuove esigenze dell’uomo, “come” devo orientarmi? Cosa devo fare?
Anche la nostra Chiesa di Patti ha cercato forme e modi per tradurre l’invito del Concilio in scelte adeguate.
Grazie alla guida fedele dei Pastori che si sono succeduti, e allo zelo del presbiterio e dei laici, si sono create e sviluppate le condizioni per operare la scelta che ha determinato l’itinerario sul quale siamo oggi incamminati: percorrere insieme, come popolo, le tappe del catecumenato per corrispondere alla vocazione alla santità comunitaria.
Non un aggiustamento nelle “cose pratiche da fare”, quindi, docili alle indicazioni magisteriali, quasi una rifondazione del volto storico della Chiesa e della sua missione apostolica.

6.  Non è piccola la fatica necessaria per realizzare il cambio di prospettiva che il Magistero ci ha chiesto e che abbiamo cercato e cerchiamo di concretare.
Noi Chiesa Pattese, singoli e popolo di Dio nel suo insieme, abbiamo preso con serietà e impegno l’invito alla santità e l’esigenza di organizzarci presentati con autorevolezza dal Santo Padre nella lettera apostolica Novo Millennio Ineunte, a chiusura dell’anno Giubilare.
Non possiamo sprecare energie.
Dobbiamo generosamente spenderle, perspicacemente analizzando, dialogando con lealtà e decidendo con responsabilità, consapevoli che, se Apollo e Paolo seminano e irrigano, chi fa  crescere, alla fine, è Dio e lui solo.
Per tale consapevolezza abbiamo accettato di buon grado la proposta  di cammino catecumenale articolata in tre tappe: Kerigmatica, Precatecumenale e Catecumenale.
È per me dolce necessità riportare alla memoria questo cammino, che motiva il bisogno di ringraziare il Signore per voi e con voi.
Per voi, per la vostra collaborazione, sincera, docile e zelante.
Anche quando non tutto era chiaro, anche quando potevate avere la sensazione di farraginosità e l’impressione di trovarvi dinanzi ad una proposta di lavoro troppo sbilanciato sul puro fare, non mi avete mai fatto mancare la consolazione impareggiabile della collaborazione.
Con voi, ché da Lui è ogni dono per facilitare l’impegno nel presente e lo slancio verso il futuro.
Ripercorriamo insieme, dunque, le varie fasi che hanno dato sostanza alla tappa Kerigmatica del nostro cammino di rinnovamento diocesano in vista della prioritaria missione evangelizzatrice.
Avendo fatto la scelta di procedere per “via esperienziale”, i titoli che scandiscono le varie annate non sono da considerare prioritariamente “temi” da approfondire solo mediante l’esercizio intellettuale, ma “mete” verso cui avvicinarsi coinvolgendo tutti i battezzati in esperienze sui valori evangelici dai titoli richiamati.

“Perché nulla vada perduto”
è stato il piano pastorale che, negli anni 1994-97, ha guidato e accompagnato la prima fase, articolata attorno ai valori:
Dignità della persona (1994-95);
La persona nelle sue relazioni (1995-96);
La persona nella collaborazione (1996-97).

“Liberiamo le vie della fraternità”,
il piano pastorale per il triennio 1997-2000, in concomitanza con la preparazione e la celebrazione del grande Giubileo 2000, è stato un continuo invito a dare spazio alla dimensione comunitaria insita nella persona umana, suggerendo esperienze che favorissero:
la Riconciliazione (1997-1998);
il Dialogo (1998-1999);
la Solidarietà (1999-2000).
“Anche queste devo condurre”, piano pastorale per gli anni 2000-03, ci ha condotto alla sensibilizzazione sul grande dono della Chiesa:
“Attirerò tutti a me”, la Chiesa come comunità di fratelli (2000-01);
“Effonderò il mio Spirito”, la Chiesa come popolo di Dio (2001-02).

7.  Ogni passo del cammino è stato costantemente sottoposto a verifica da parte degli operatori pastorali e, periodicamente, dei battezzati.
Grazie a questa verifica, nel 2002 si è preso atto di un certo ritardo nel processo di maturazione e assimilazione della spiritualità sottostante al progetto pastorale e, di conseguenza, nella costituzione delle necessarie strutture.
Così abbiamo elaborato un nuovo piano pastorale per gli anni 2002-04 dal titolo “Prendete il largo e calate le reti”. È il piano che ci sta accompagnando nella preparazione e celebrazione della Settimana della Fraternità.
Dietro tutti questi titoli c’è la storia di attività e idee, di sacrifici e soprattutto di persone che hanno dedicato alla comunità tempo, energie e competenze, mettendosi a servizio non del già conosciuto, ma di un nuovo percorso che si presentava tutt’altro che chiaro.
Ha motivato e guidato tutti, come stella, la convinzione che la Chiesa, quella fatta da persone e famiglie, oggi è chiamata ad intraprendere un cammino missionario verso tutti per radunare, sull’esempio di Gesù Buon Pastore, i dispersi, come popolo di Dio e costruire una nuova fraternità in Cristo da vivere sia come popolo che in piccole comunità, radunati attorno alla Parola e all’Eucaristia.
Vediamo brevemente come questa visione ha prodotto scelte, gesti, iniziative, messaggi al fine di sensibilizzare le nostre comunità parrocchiali e predisporle alla Settimana della Fraternità.

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